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Adozioni
internazionali:
L'adozione internazionale
è l'adozione di un minore il cui stato di
abbandono (e di adottabilità) sia stato
dichiarato dalle competenti autorità di un
Paese estero. La procedura di adozione
avviene, almeno in parte, davanti alle
autorità del Paese stesso.
È regolamentata dalla Legge 4 maggio 1983,
n.184, successivamente modificata dalla
Legge 31 dicembre 1998, n. 476, che ha
autorizzato il Presidente della Repubblica a
ratificare la Convenzione per la tutela dei
minori e la cooperazione in materia di
adozione internazionale del 29 maggio 1993
(Convenzione dell' Aja), e ha costituito
presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri la Commissione per le adozioni
internazionali (CAI). Inoltre, tra le
normative di riferimento, ci sono quelle
anche del Paese di provenienza del bambino
ed eventuali convenzioni specifiche in
materia tra i due Paesi.
Per quanto riguarda la situazione attuale ad
Haiti sono state tantissime le richieste
avanzate da coppie italiane per l'adozione
di bambini haitiani.
"Per ora è importante sostenere, con
donazioni e non con invio di merci, le
organizzazioni che operano sul posto:
Unicef, Caritas, Save the Children,
Fondazione Rava... Loro conoscono la lingua,
sanno dove e come muoversi" dice
Vincenzo Spadafora, presidente dell'Unicef
Italia.
Carlo Giovanardi, Presidente della CAI
(Commissione per le adozioni
internazionali), ha detto che fino alla fine
dell'emergenza non verranno date nuove
adozioni da Haiti, e ha annunciato che il
governo sta valutando la possibilità di
accogliere temporaneamente bambini di Haiti
che necessitino di cure. Questo sarà
possibile in strutture sanitarie o colonie.
Questo avverrà in base a rapporti da
definire con il governo di Haiti, per il
numero di bambini e la durata dei soggiorni.
Ha però anche affermato che saranno riviste
le regole in vigore per questo tipo di
accoglienze, per evitare i problemi
verificatisi in passato.
Accoglienza temporanea in Italia di
minori haitiani
L'argomento è in
discussione in questi giorni. La Scuola di
Pace ha sostenuto una iniziativa in tal
senso, che non deve essere però vista come
l'anticamera di un affido o di una adozione.
Si tratta di quelle esperienze, adottate in
forma temporanea, per motivi di cura o
altro, che hanno visto venire in Italia,
negli ultimi 20 anni, molte migliaia di
bambini da Chernobyl e da altre zone del
Mondo, ospiti in strutture sanitarie,
colonie o famiglie.
Certo accogliere bambini da zone di guerra,
o colpite da calamità naturali, è una azione
da praticare con estrema accortezza.
Lo stesso Presidente della Scuola di Pace fu
promotore, negli anni '90, di numerosi
progetti di accoglienza per i bambini della
Bosnia, alla fine del conflitto. Poterono
venire in Italia circa 600 bambini bosniaci
e croati, ospiti di famiglie.
Legambiente ha realizzato anch'essa numerosi
progetti per i bambini della Bielorussia e
dell'Ucraina, cosi com'anche la PUER e altre
realtà sparse nel territorio italiano.
In questi 20 anni ci sono state molte luci e
qualche ombra su questo tipo di soggiorni.
La cautela è chiaramente d'obbligo, ma il
progetto è attuabile.
Ci vorranno però garanzie certe, partner
ufficiali in Haiti, e... sopratutto il via
delle autorità haitiane.
La condizione essenziale è proprio questa:
mettere da parte la "spinta emotiva" e
lavorare per creare un progetto di
condivisione, tra le famiglie in Italia e
quelle di Haiti, le strutture ad Haiti, i
governi e... i bambini, che potranno essere
aiutati nei modi più appropriati alla
situazione.
Chi si occupa dei progetti di accoglienza
temporanea
Tra le associazioni a
cui rivolgersi ci sono:
http://www.avib.it/
http://www.puer.it/home.html
http://www.movimentobambino.org/
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